The Wearable Revolution from an academic point of view

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Marco Mezzalama, professore ordinario presso il Politecnico di Torino, che ci ha concesso un’intervista per esporci le sue conoscenze in ambito tecnologico, in particolar modo in merito alle wearable technologies.

 

Di che cosa si occupa?

– Sono professore ordinario di Sistemi di elaborazione al Politecnico di Torino. Ho ricoperto presso il medesimo ateneo la carica di Vice Rettore per i sistemi informativi. Sono inoltre membro dell’Accademia delle Scienze di Torino e ricopro varie cariche presso enti di ricerca e del settore ICT, tra cui il CSI( Consorzio per il Sistema Informativo della Regione Piemonte) di cui ricopro la carica di Vice Presidente. Faccio parte del CdA dell’istituto per le ICT “Mario Boella”, una iniziativa congiunta tra il Politecnico di Torino e la Compagnia San Paolo.

 

  Che tipo di impatto ha avuto la tecnologia nel suo percorso lavorativo?

– Il mio percorso formativo parte dal 1970. Ho avuto la possibilità di vivere tutti i passi principali dell’innovazione tecnologica, cosa che mi ha permesso di diventare uno dei maggiori informatici italiani.

 

Conosce la tecnologia indossabile? Quale è la sua opinione a riguardo?

– Partendo da una premessa storica, è necessario sottolineare che i wearable computing sono l’ultimo sforzo delle generazioni per amplificare la capacità di percezione sensoriale. La prima Rivoluzione Industriale ha permesso all’uomo di migliorare la capacità muscolare tramite l’utilizzo delle macchine industriali; un discorso analogo è quello dei wearable. Questi ultimi nascono per permettere agli individui di estendere la sensibilità nei confronti del mondo circostante, permettendo di aumentare la conoscenza dei sensi e dei processi biologici .

Non è da dimenticare che i primi  wearable computers nascono all’ incirca negli anni ’80 con scopi militari o aeronautici, come ad esempio gli occhiali ad infrarossi. Oggigiorno i wearable devices hanno applicazione soprattutto nel campo del benessere (aprendo così le porte all’assistenza remota, che comprende tutta la sanità e la motorizzazione domiciliare), essendo quindi orientati su tutta la popolazione e non più solo su una piccola parte.

 

Come pensa cambierà la tecnologia indossabile negli anni a venire?

– Nel futuro prossimo avverranno tre forti innovazioni. Il primo è la miniaturizzazione, cioè la capacità di fare piccoli oggetti informatici , dotati di sensori che rilevano grandezze fisiche, ma con una qualità di consumo energetico molto bassa. Il secondo, invece, è l’invenzione di processori sempre più potenti ma relativamenti piccoli. Come ultima innovazione nel campo dei wearable, ci sarà una maggiore connettività con il mondo esterno; la connettività senza fili, detta wireless, permetterà di rendere realizzabile la comunicazione a distanza con ubiquitous computing.

 

Crede che la tecnologia indossabile possa modificare lo stile di vita delle persone?

– Partendo dal presupposto che lo stile di vita delle persone negli anni passati è sempre stato condizionato dai fattori tecnologici, non posso dire con certezza se le tecnologie indossabili avranno un’impatto preponderante per quanto riguarda il miglioramento della qualità della vita; so per certo che la storia degli ultimi 200/300 anni conferma che l’innovazione tecnologica ha sempre portato benefici sociali, grazie anche alle rivoluzioni che si sono susseguite, e che hanno portato enormi progressi in tutti i campi (elettricità, motori, internet).  Inoltre aggiungo che i fenomeni storici dell’innovazione tecnologica non sono di tipo lineare, ovvero costanti nel tempo, ma concentrati in un determinato periodo di tempo (10-15 anni).

 

Su quale fascia della popolazione pensa che abbia più impatto?

– I wearable devices avranno potenzialmente impatto su tutta la popolazione. Le tecnologie indossabili sono alla portata di tutti, non solo di alcune fasce della popolazione.

 

Pensa che i wearable devices possano aiutare le fasce più deboli della popolazione? In che modo?

– Sì, assolutamente. Le tecnologie indossabili sono molto utili, ne abbiamo prova dalla health wearable, la branca delle tecnologie indossabili che si occupa della salute. Le protesi che venivano usate in passato non sono più quelle di oggi, hanno avuto un progresso tecnologico; tramite l’ausilio della meccatronica si sono sviluppati nuovi congegni che sono più adattabili all’uomo, come ad esempio gli arti intelligenti. Le tecnologie indossabili possono essere utilizzate anche per scopi sociali.

 

I wearable, secondo Lei, saranno il prossimo boom dopo gli smartphones?

– Assolutamente sì.  Ci sarà una diffusione molto ampia sul mercato.  Molto probabilmente  si avrà una percezione indiretta rispetto al computing tradizionale, perchè, essendo una tecnologia indossabile,  ha dimensioni ridotte e autonomia maggiore, per cui, ad esempio, può essere inserita negli indumenti. Queste caratteristiche fanno si che i wearable abbiano una visibilità minore.