HIRIS, una rivoluzione a portata di mano

Per questa intervista abbiamo deciso di toccare con mano il mondo dei wearable incontrando Marco Gaudina, CEO di Circle Garage, startup che ha sviluppato HIRIS “the first wearable computer suited for any life style”.

 

Di che cosa si occupa la vostra start-up?

– “Circle Garage” è un’azienda nata nel 2012 come ditta individuale dopo che ho conseguito il dottorato in IT,  in seguito si sono aggiunti altri soci.

Inizialmente ci occupavamo di consulenze; successivamente abbiamo reinvestito i ricavi così da poter dar vita al nostro progetto. HIRIS è un wearable computer che concentra la sua attenzione non solo sul discorso health-fitness-wellness, come i nostri maggiori competitors, ma tramite l’utilizzo delle informazioni registrate e analizzate, riconosce alcuni gesti che permettono al nostro corpo di connettersi con altri dispositivi. Ad esempio con un battito e un gesto si possono abbassare le luci, regolare il volume grazie ai gesture e all’air-touch, raggiungendo un’indipendenza maggiore rispetto a quella che si ha utilizzando un semplice smartphone. Il nostro obiettivo è appunto quello di creare un wearable che sia veramente utile, grazie alla connessione di più unità nello stesso momento.

 

Come è nata l’idea di HIRIS?

– Durante la realizzazione dei miei progetti, mi sono reso conto che c’era la necessità di semplificare la comunicazione tra dispositivi, in modo da renderla più agevole, creando un’interfaccia che estrapoli le informazioni che mi servono e che verranno gestite direttamente da me. HIRIS registra il mio bisogno di calorie e, in base a quello,  imposto l’attività sportiva, che mi serve per bilanciare le calorie assunte e quelle consumate.

In poche parole questo dispositivo permette di ricevere molti più dati di quelli che normalmente una persona percepisce, diventando un valido assistente nella vita quotidiana.

 

Credi che la tecnologia indossabile possa modificare lo stile di vita delle persone?

– Partendo dal presupposto che la tecnologia ha già modificato fortemente lo stile di vita delle persone, con i wearable si ha però un’inversione di tendenza, in quanto al momento c’è la necessità di rimettere l’uomo al centro della tecnologia e questo è possibile solo grazie ai dispositivi indossabili. La presenza sempre più rara degli smartphone permetterà ai wearable di stabilirsi efficacemente garantendo così una migliore interconnessione tra i nostri sensi e i device.

Vi è una problematica di fondo legata alla privacy, in quanto vi è una raccolta di dati eccessiva e quindi una minore trasparenza; ma questo permette di utilizzare queste informazioni per migliorare la qualità della vita delle persone.

 

Su quale fascia della popolazione pensa che i wearable device abbiano più impatto?

– In base alla loro applicazione potenzialmente i wearable hanno impatto su tutte le fasce della popolazione. Un esempio è quello dell’assistenza agli anziani o la rilevazione dei parametri per gli sportivi durante le performance in tempo reale. La vera rivoluzione avverrà tuttavia quando la tecnologia indossabile sarà completamente autonoma dagli smartphone, diventando così un fenomeno di massa.

 

Pensi che i wearable devices possano aiutare le fasce deboli della popolazione? Se sì, in che modo?

– Sì, assolutamente.

L’impatto maggiore si avrà soprattutto su bambini, anziani e persone che necessitano di assistenza medica. Per quanto riguarda le fasce più giovani della popolazione, i wearable hanno una funzione di controllo maggiore permettendo ai genitori di seguire in modo più diretto i movimenti del bambino.

La direzione più interessante che possono prendere questi dispositivi è in ambito medico-riabilitativo, poiché possono far interagire più unità nello stesso momento, monitorando ad esempio i movimenti di un arto che ha subito un trauma.